Il dragoncello

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Quest’erba a dir poco indispensabile in cucina  prende il nome da Artemisia, la dea greca della caccia e della verginità, nonostante un tempo si credesse che alcune varietà di dragoncello aiutassero ad abortire.

Il suo nome botanico, dracunculus, significa “piccolo drago” e, con un pizzico di immaginazione e di fantasia, le sue sottili e lunghe foglie possono ricordare delle minuscole lingue di drago.

Originario del Medio Oriente, cresce selvatico lungo i fiumi e i corsi d’acqua nell’Europa centrale e meridionale e in alcune regioni dell’America del Nord; ne esistono principalmente due specie: quella russa, o “falso dragoncello” (Artemisia dracuncoloides) e quella francese, o “vero dragoncello (Artemisia dracunculus).

Appartenente alla famiglia delle composite il dragoncello è una pianta perenne, che forma cespugli ramificati e folti, con foglie e fiori molto decorativi: le foglie sono lunghe e sottili, di colore verde intenso e i fiori sono minuti e gialli, riuniti in capolini che formano piccoli grappoli. Fiorisce nel corso dell’estate e si deve raccogliere nel periodo che va dalla primavera all’autunno.

Oggigiorno, in Europa, viene spesso coltivato negli orti come pianta aromatica e, allo stato spontaneo, si trovano solo rari esemplari sfuggiti alle coltivazioni. Attualmente l’uso alimentare prevale su quello medicinale; tuttavia le proprietà per cui ne viene consigliato l’impiego sono quelle stomachiche e digestive.

I componenti attivi presenti nel dragoncello sono olio essenziale, glucoside, tannino, saponina e principi amari. Si utilizzano per fini terapeutici le sommità fiorite e le foglie dei rametti giovani, che possono essere consumate fresche o essiccate (in luoghi ombrosi e ventilati).

Può essere consumato fresco sulle pietanze o sotto forma di infuso (utile per combattere indigestione, meteorismo e aerofagia) e tintura. Per il mal di denti insistente, si consiglia un cataplasma di foglie e cime fiorite, fresche e triturate, racchiuse in una garza che andrà applicata sulla parte dolorante. È possibile inoltre fare maniluvi e pediluvi contro l’artrosi, attraverso un preparato ricavato lasciando macerare una manciata di dragoncello nell’acqua bollente per alcuni minuti.

Una superstizione popolare afferma che masticare una foglia fresca di dragoncello aiuti senz’altro a superare eventuali crisi di singhiozzo.

In cucina trova diffuso impiego come aromatizzante di arrosti, insalate, salse e condimenti; in questi casi va impiegato di preferenza fresco. Jean Ruel, noto con il nome di Ruellius, botanico e medico eminente, protetto da Francesco I di Francia, diede del dragoncello un’esaltante ed eloquente definizione nella sua celebre opera De natura stirpium: “è un insalata fra le più gradevoli, che non hanno bisogno né di sale, né di aceto, in quanto possiede il gusto di questi due condimenti”.

Se si aggiungono all’aceto di vino alcuni rametti di dragoncello fresco, assieme ad uno spicchio d’aglio e ad un paio di fettine di limone, si può creare facilmente un eccellente aceto aromatico.

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