Erba Luigia

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L’erba Luigia (nome botanico: Lippia citriodora), conosciuta anche frequentemente con il nome di “cedrina”, “erba limoncina”, “erba luisa” e “verbena odorosa” non va confusa con la vera e propria verbena, anche se appartiene alla stessa famiglia botanica (verbenacee). Quando in erboristeria viene consigliata una tisana dalle proprietà digestive con verbena, si intende di certo l’erba luigia e non la Verbena officinalis.

Erba LuigiaOriginaria dell’America del Sud, venne portata in Europa dagli spagnoli e a quel tempo spesso veniva impiegata contro il mal di denti; non si trova allo stato spontaneo e la si coltiva talvolta per ricavarne un olio atto alla preparazione di profumi, o come pianta ornamentale.

Essa è facile da coltivare, per seme o per talea, in qualunque punto del giardino che sia caldo e soleggiato; nei paesi a clima tropicale può raggiungere fino al metro e mezzo d’altezza, mentre in quelli più freddi presenta dimensioni minori.

Si tratta di una pianta legnosa, dal profumo gradevole, con foglie lanceolate, le quali, strofinate con le mani, sprigionano un intenso aroma di limone; i fiori (bianchi e porpora chiaro) sono raccolti in spighe su pannocchie e compaiono da giugno ad agosto. L’erba luigia è attualmente tra le piante officinali più utilizzate in medicina naturale, in quanto è ricca di olio essenziale, di acido citrico e di acido acetico, di aldeidi, resine, mucillagine e tannino.

Presenta benefiche proprietà digestive, antispasmodiche, carminative e stomachiche e può venir somministrata attraverso infuso, tintura, vino o liquore. In fitoterapia vengono impiegate soprattutto le foglie, raccolte in giugno e settembre, e le cime fiorite, raccolte sul finire della stagione estiva; si ricorda che la cedrina deve venir essiccata velocemente poiché la sua essenza è volatile.

In caso di vertigini e capogiri, si può preparare un’efficace pozione, lasciando macerare per alcuni giorni 10 grammi di fiori in un litro d’acqua: se ne assume un bicchierino dopo i pasti, proseguendo il trattamento fino a quando il disturbo non sarà passato. Contro la digestione difficile, invece, si consiglia l’infuso dei suoi fiori (nella quantità di 20 grammi circa per ogni scodella d’acqua), da prendere tre volte al giorno; l’infuso può anche essere aggiunto all’acqua del bagno, per profumare la cute e stimolare l’organismo.

Come medicamento per uso esterno possono venir preparate delle compresse con le sue foglie (pestate e lasciate a bagno nell’acqua bollente), da applicare in corrispondenza della parte dolorante in caso di mal di denti. In gastronomia il suo impiego è soprattutto di tipo liquoristico, ma si può adoperare anche come aromatizzante per dolci, insalate di frutta e bibite rinfrescanti. Si consiglia tuttavia di usarla con moderazione poiché alcuni sostengono che il suo forte aroma ricordi vagamente quello del sapone.

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