Il sambuco

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Esistono innumerevoli leggende associate al sambuco  (nome botanico: Sambucus nigra),  preziosa pianta, che cresce selvatica nei boschi e nelle siepi europei, nell’America del Nord e in Asia.

Per molti secoli è stata legata all’occulto e si credeva, nei paesi nordici, che fosse cara alla driade Hydle-Moer, che doveva essere invocata prima di tagliarne una parte; tralasciando questo sacro rituale, si rischiava di venir perseguitati per tutta la vita da questa ninfa.

Sempre secondo un’antica leggenda, chi starà sotto alla pianta di sambuco la vigilia del solstizio d’estate, potrà aver in dono la visione del Re del Paese delle Fate con tutta la sua corte. Tradizioni a parte, il suo nome botanico, sambucus, deriva dal greco e significa “strumento a corde” ed infatti ancor oggi le pipe e gli zufoli vengono fabbricati con i suoi rami concavi.

Appartenente alla famiglia delle caprifoliacee, si tratta di un arbusto ramificato, con il tronco dalla corteccia grigio scura e le foglie picciolate e lanceolate di colore verde scuro; i fiori, composti in vistose ombrelle, sono bianchi e minuti, dall’aroma delizioso e formano delle stelle a cinque punte: essi compaiono a fine primavera-estate.

Il frutto è una piccola bacca succosa, la quale, giunta a maturazione, assume un intenso color nero lucente.

Il sambuco è molto utilizzato nella medicina naturale, in quanto presenta importanti proprietà bechiche, sudorifere, lassative e diuretiche; le sue parti impiegate a tal proposito sono le foglie, i fiori, i frutti maturi e la corteccia; i suoi componenti attivi sono olio essenziale, nitrato potassico, vitamina C, sostanze anticianiche, zuccheri, tannini e sambucina.

Le sue modalità d’utilizzo sono molteplici: può essere assunto attraverso infuso, decotto, sciroppo, succo e vino, per combattere la febbre e gli stati influenzali, per eliminare gli acidi urici e favorire la sudorazione. Come rimedio medicamentoso esterno può essere adoperato mediante un cataplasma di foglie pestate e fiori contro le emorroidi e gli ascessi, oppure di soli fiori per geloni e attacchi di gotta. Il decotto è utile in lavaggi per schiare la pelle del viso e in compresse per scottature e arrossamenti.

I fiori, sia freschi che essiccati, costituiscono la base di molte tisane considerate assai salutari (ed anche lievemente soporifere) dalla tradizione popolare; essi, grazie al loro prelibato odore, rappresentano un utile aromatizzante: il loro aroma è da molti paragonato all’uva moscatella e una volta venivano usati per aromatizzare i vini della Mosella di qualità più scadente.

Le bacche si utilizzano invece per ricavarne il “vino di sambuco”; molti anni fa, in Europa, esse venivano adoperate per dare colore ai vini d’uva e, particolarmente, al Porto; il loro aroma è molto penetrante, non piacevolissimo e piuttosto amaro, anche se, una volte essiccate, perdono qualunque odore sgradevole. In piccole quantità si possono usare con le mele o altra frutta cotta e per colorare la gelatina di mele selvatiche; è possibile altresì preparare con tali bacche una deliziosa marmellata.

Occorre tuttavia mantenere una certa prudenza poiché tutta la pianta (ma soprattutto i frutti), consumata in dosi elevate, causa nausea, vomito e dolori addominali e va assolutamente evitata da chi soffre di stomaco debole.

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